Questa è la triste storia di un ragazzo disabile di 19
anni, Manuel, che da 4 anni subisce bruciature di sigaretta da parte dei
compagni; queste sono ovunque, sul mento, sulle braccia, sulla testa come se
fosse un posacenere umano. Questa è una storia di bullismo, di indifferenza, di
persone che fanno finta di non vedere ciò che accade. La mamma di Manuel non ne
può più tra tanta sofferenza e continue denunce, ma continua a lottare perché tutto
ciò finisca, perché venga fatta giustizia e venga restituita la dignità al
figlio. A scuola, luogo in cui avvengono le violenze, nessuno vede mai niente,
un professore consiglia alla madre di cambiare scuola al figlio, ma perché deve
essere la vittima a rinunciare ad un luogo in cui ama studiare e non i
carnefici ad essere prontamente allontanati? Il ragazzo è talmente impaurito
che nemmeno urla o chiede aiuto, cerca di giustificare i compagni per evitare
di aggravare la situazione. L’indignazione della madre aumenta quando dopo una
denuncia, l’inchiesta viene archiviata perché Manuel non è in grado di
testimoniare. La madre si sente sola, ma continua nella sua missione, fotografa
le bruciature sul corpo del figlio, perché sono prova di ciò che accade a
scuola, sono prova di ciò che non può andare dimenticato.
Per arginare il fenomeno
del bullismo non ci si può permettere che accadano vicende di questo tipo. Bisogna
denunciare, bisogna avere il coraggio di prendersi delle responsabilità. Tutta la
comunità deve essere protagonista. Una madre non dovrebbe mai sentirsi sola
nell’affrontare una battaglia per il figlio.fonte: il messaggero.it
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