Bullismo
contro disabile minorenne: video rimasto in rete per due mesi
Nessuna
responsabilità dei manager di Google Italia per la violazione delle
norme sulla privacy
La
Cassazione in data 18 dicembre 2013 conferma la sentenza
di appello nei confronti dei tre dirigenti. L’accusa era
violazione delle norme sulla privacy per il filmato, rimasto in rete
per due mesi, in cui si vedeva un minore oggetto di bullismo da parte
dei suoi compagni
Nessuna
responsabilità dei manager della piattaforma italiana di Google per
il video, rimasto in rete per due mesi, nel quale si vedeva un
ragazzo minorenne e disabile deriso e oggetto di violenze da parte
dei suoi compagni di scuola. A questa conclusione è giunta la Terza
sezione penale della Cassazione che ha deciso di confermare
l'assoluzione di tre top manager di Google responsabili
per l'Italia nel 2006, quando il video che destò tante proteste andò
in rete.
Il video incriminato era stato girato alla fine di maggio del 2006 ed era stato caricato in rete l'8 settembre dello stesso anno totalizzando moltissimi contatti. Le immagini mostravano un ragazzino affetto da autismo seduto su una sedia, picchiato da un compagno di classe mentre un'altra decina di ragazzi lo deridevano e gli tiravano oggetti fino a fargli cadere gli occhiali da vista costringendolo a cercarli affannosamente. Dalla diffusione di questa clip ha preso l'avvio il primo procedimento penale, a livello internazionale, che ha visto imputati manager di Google a causa di una pubblicazione sul web.
Secondo il procuratore generale "non si può pensare che chi offre un servizio su una piattaforma poi non si occupi di quello che viene caricato". "Questo era uno dei filmini più visionati!" . In base alla tesi del pg un conto è l'e-commerce di merci e servizi in senso stretto, e un'altra cosa è la diffusione di dati sensibili che deve essere più sorvegliata. Ora tra un mese circa saranno rese note le motivazioni del verdetto della Suprema Corte e si saprà meglio quali sono gli ambiti di responsabilità, o meno, dei motori di ricerca per i contenuti che offrono.
Il video incriminato era stato girato alla fine di maggio del 2006 ed era stato caricato in rete l'8 settembre dello stesso anno totalizzando moltissimi contatti. Le immagini mostravano un ragazzino affetto da autismo seduto su una sedia, picchiato da un compagno di classe mentre un'altra decina di ragazzi lo deridevano e gli tiravano oggetti fino a fargli cadere gli occhiali da vista costringendolo a cercarli affannosamente. Dalla diffusione di questa clip ha preso l'avvio il primo procedimento penale, a livello internazionale, che ha visto imputati manager di Google a causa di una pubblicazione sul web.
Secondo il procuratore generale "non si può pensare che chi offre un servizio su una piattaforma poi non si occupi di quello che viene caricato". "Questo era uno dei filmini più visionati!" . In base alla tesi del pg un conto è l'e-commerce di merci e servizi in senso stretto, e un'altra cosa è la diffusione di dati sensibili che deve essere più sorvegliata. Ora tra un mese circa saranno rese note le motivazioni del verdetto della Suprema Corte e si saprà meglio quali sono gli ambiti di responsabilità, o meno, dei motori di ricerca per i contenuti che offrono.
