giovedì 2 gennaio 2014

Bullismo femminile.



Spesso si è portati a credere che il bullismo sia un fenomeno che colpisca i ragazzi maschi, in realtà non è così. Con caratteristiche a volte diverse tale fenomeno appartiene anche alle ragazze.
Il bullismo agito da ragazze si serve più della violenza psicologica rispetto a quella fisica. Per danneggiare la vittima viene utilizzato il pettegolezzo, l’isolamento sociale, la critica mettendo in seria difficoltà la persona ad instaurare relazioni sociali con le coetanee. La violenza psicologica porta la vittima a sentirsi sola e colpevole della situazione che sta vivendo, perde autostima, soffre d’ansia e di depressione, evita la scuola e i luoghi in cui potrebbe subire aggressioni. Le conseguenze a volte possono essere letali, come per la giovane ragazzina canadese che nel 2000 si tolse la vita perché non ce la faceva più a sopportare le minacce e la paura  che le facevano vivere le compagne di scuola.

Quali sono le cause che portano una persona a diventare un bullo o una bulla?
Questi atteggiamenti consentono ai giovani di accrescere il proprio prestigio tra i coetanei, essere quindi i più conosciuti della scuola e migliorare il proprio status sociale. Sono dinamiche di dominanza all’interno di un gruppo, è un modo per emergere nel gruppo dei propri pari e controllarlo e di affermare la propria autonomia dal mondo adulto.
I genitori e gli adulti di riferimento per rendersi conto di ciò che accade non devono aspettarsi racconti espliciti dei fatti, perché le ragazze vittime di bullismo non ne parleranno convinte di peggiorare la situazione e di non essere credute. Però si verificheranno dei comportamenti diversi come per esempio il non voler uscire di casa e andare a scuola, essere sola e mai invitata a stare con le amiche, abbigliamento diverso, ricadute anche sul piano fisico, come mal di pancia e mal di testa, fatica nell’addormentarsi, stati di ansia e preoccupazione. A questo punto bisognerà rompere il silenzio, cercando di capire in maniera indiretta cosa sta succedendo e far sentire la vittima sostenuta e non criticata perché debole o incapace di difendersi.
                                             
 Fonte: www.quipsicologia.it

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