giovedì 9 gennaio 2014

E' possibile una prevenzione del fenomeno bullismo?


 Comprendere le problematiche connesse al fenomeno “bullismo” permette di identificare le tipologie di vittime, gli aggressori, alcune possibili cause e di proporre interventi mirati. In uno studio di Zimmerman (Arch Pediatr Adolesc Med, 2007) veniva evidenziato come fattore predittivo di bullismo l’eccesso di fruizione di televisione. E’ stato riportato che i bambini a 4 anni vedono in media 3.5 ore di Tv al giorno, i futuri bulli 5 ore e 3 ore i non bulli. Un eccesso di televisione a 4 anni, considerata età filtro, è risultata associata in modo statisticamente significativo con il bullismo, mentre la stimolazione cognitiva da parte dei genitori ed il supporto emozionale, alla stessa età, sono risultati protettivi nei confronti del bullismo. E’ dimostrato che la televisione influenza il comportamento, per cui i genitori dovrebbero essere incoraggiati a limitarne la visione soprattutto dei più piccoli. Le linee guida dell’Accademia Americana di Pediatria raccomandano che i bambini sotto i 2 anni non debbano mai guardare la televisione.
Cosa fare?
Gli interventi per contrastare il bullismo devono essere obbligatoriamente multidisciplinari. E’ stato dimostrato che tutti gli interventi settorializzati sono destinati a fallire. La scuola deve essere in prima linea, ma non può assolutamente essere lasciata sola.
Quale ruolo può avere il pediatra di famiglia?
Il Pediatra di famiglia opera in una posizione privilegiata per individuare le problematiche psico-sociali che molte famiglie si trovano ad affrontare, riconoscere precocemente le condizioni di disagio in cui il bambino vive, creare una rete di protezione intorno al bambino e alla sua famiglia. I Bilanci di salute che effettua a varie età filtro rappresentano l’occasione per indagare, intercettare, rilevare, focalizzare tali problematiche e per programmare i possibili interventi interagendo in particolare con la Famiglia e con la Scuola.
Famiglia e scuola
Nella crescita di un individuo le principali “agenzie” di socializzazione e di educazione sono la Famiglia e la Scuola. Ma Famiglia e Scuola perseguono le giuste finalità? Collaborano? Condividono le rispettive finalità? Quanto si legittimano a vicenda? Quanto sono delegittimate da altre “agenzie” (Tv, videogiochi, internet, cinema, gruppo dei pari ecc.) cui attingono bambini e adolescenti? Famiglia e Scuola dovrebbero collaborare nel far percepire quanto più possibile ai bambini/adolescenti di essere soggetti amati e rispettati. A scuola e in famiglia dovrebbe sussistere coerenza e continuità educativa. I valori di base e gli strumenti formativi dovrebbero essere condivisi e verificati in un contesto di dialogo. Scuola e Famiglia dovrebbero interagire per promuovere interventi tesi a costruire una cultura del rispetto e della solidarietà tra bambini/ragazzi. Se nell’ambiente familiare il bambino sperimenta la carenza di cure materne, la privazione del padre o la disgregazione familiare, sarà predisposto ad un futuro comportamento aggressivo. D’altronde una Scuola non autorevole, che non esplichi un adeguato ruolo educativo, ma investita solo di competenze istruttive, non può che produrre “disagio” nei soggetti a lei affidati. La Scuola e la Famiglia devono collaborare per creare un ambiente formativo-educativo positivo, anche per la prevenzione ed il trattamento di episodi di bullismo.
Fare attenzione a:
I bulli e le loro vittime sono ragazzi che meritano la nostra massima attenzione. Su di loro occorre convogliare le massime energie di quanti si occupano della loro educazione e cura. A nulla valgono punizioni severe od esemplari. Occorre, invece, siano essi bulli o vittime, ascoltarli, consigliarli con partecipazione emozionale profonda, senza giudizio sulla persona, in un dialogo franco ma, nello stesso tempo, autorevole, che sappia rendere giustizia all’essere umano che è in ciascuno. Da educatori, insegnanti, genitori, pediatri non dobbiamo pensare al bambino prepotente o debole o difficile, ma dobbiamo “sentire” e “sostenere” l’essere “umano” che è dentro di lui, che spesso soffre in un ambiente disfunzionale. Sarebbe ottimale poter utilizzare le loro risorse positive e migliori per farli diventare dei leader e strumento di appoggio per i loro coetanei. Creare tali occasioni rappresenta una sfida. Provarci è importante, indispensabile e improrogabile oggi. Solo se il soggetto si considererà amato, degno e rispettato, potrà evolvere da “Bullo” a “Leader positivo”.


Tratto da Uppa.it bimestrale per genitori scritto da pediatri- congresso nazionale sipps siena 2009

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