giovedì 26 dicembre 2013

Gli bruciano la schiena con un petardo

01 novembre 2013 padova
PADOVA. Lo prendono di mira perché è debole e non si sa difendere. Lunedì in cinque o sei gli hanno sputato addosso durante la ricreazione: l’hanno umiliato al punto da indurlo a interrompere la mattinata scolastica. Mercoledì invece l’hanno atteso al termine delle lezioni, hanno acceso un petardo e gliel’hanno infilato tra lo zaino e la schiena. Lui ha 12 anni, frequenta una scuola media nel quartiere Arcella, ed è a tutti gli effetti una vittima dei bulli.
Lo sfogo della madre. «Ecco qua la giacca della tuta che indossava mio figlio, ecco come l’hanno ridotta con quel petardo. Questo invece è lo zaino». Mostra le bruciature la mamma del ragazzino. Esibisce l’indumento rovinato, esterna tutta la sua preoccupazione. «Non so più cosa fare. Sono seriamente preoccupata. Approfittano della sua bontà d’animo e lo vessano in tutti i modi. Lunedì mattina mi ha telefonato dopo la ricreazione chiedendomi di andarlo a prendere. Gli avevano sputato addosso in cinque e non se la sentiva più di continuare con le lezioni. Due giorni dopo gli hanno esploso il petardo sulla schiena».
L’aggressione fuori da scuola. Il ragazzino stava uscendo al termine delle lezioni e come al solito è stato circondato da quattro o cinque coetanei. L’hanno deriso, come spesso accade. Ma alla fine uno di loro si è spinto anche oltre. Ha acceso un petardo e gliel’ha infilato tra la schiena e lo zaino. Lo scoppio ha bruciato l’indumento e gli ha causato un’ustione al collo. Davanti alla scuola è intervenuta anche una pattuglia della Squadra volante della questura. Il dodicenne è stato accompagnato in pronto soccorso e medicato. Non è stato dimesso con una prognosi, semplicemente i medici gli hanno prescritto una pomata per calmare il rossore.
Il padre furioso a scuola. Ieri mattina il papà del giovane è stato a parlare con il preside dell’istituto e, alla fine della scuola, ha atteso i bulli fuori dai cancelli. Con loro ha esternato tutto il disappunto, minacciando di denunciarli. Al dirigente scolastico invece ha chiesto un intervento deciso per mettere fine a questa situazione. «Il preside ha convocato tutte le classi» racconta la madre del dodicenne, «ha informato tutti gli studenti di ciò che è successo e ha detto loro che, d’ora in poi, saranno tenuti sotto stretta osservazione. Noi ci abbiamo pensato a lungo ma non siamo intenzionati a sporgere denuncia, perché alla fine a scuola ci va mio figlio. Ed è lui che ne subisce le conseguenze».
«Preso di mira perché debole». Viso rotondo, occhiali da vista, fisico un po’ tondetto. Ascolta lo sfogo della madre e si inserisce nella conversazione rendendo la sua testimonianza: «Mi prendono di mira perché sono debole, perché non mi so difendere. Ho un po’ di paura ma spero che prima o poi finisca tutto».

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