Bullismo, uno su due resta a guardare
Indagine su 5mila adolescenti italiani. Il dato comune: voti bassi e famiglie disagiate. Telefono Azzurro: il 20 aprile tutti in piazza
Un soprannome
sgradevole, lo scherno continuo, la forza fisica usata per piegare,
umiliare. Capita a un adolescente su cinque. Soprattutto tra le
pareti scolastiche (51%). Dove un ragazzo su due dice di aver
assistito a episodi di bullismo, il 15% di esserne stato vittima,
mentre il 16% ammette di essere un bullo.
«Avevo paura delle conseguenze» o «non sapevo come aiutare la vittima», sono le motivazioni addotte dal 50% degli adolescenti testimoni di episodi di bullismo o cyberbullismo che impediscono di intervenire a favore della vittima. I dati sono contenuti nella ricerca svolta nell'ambito del Progetto europeo E-Abc - Antibullying Campaign su 16.227 giovani delle scuole superiori di 5 Paesi tra cui l'Italia (al fianco di Grecia, Lituania, Bulgaria, Estonia, Lettonia). Per l'Italia, rappresentata da Telefono Azzurro, hanno partecipato oltre 5mila studenti.
«Avevo paura delle conseguenze» o «non sapevo come aiutare la vittima», sono le motivazioni addotte dal 50% degli adolescenti testimoni di episodi di bullismo o cyberbullismo che impediscono di intervenire a favore della vittima. I dati sono contenuti nella ricerca svolta nell'ambito del Progetto europeo E-Abc - Antibullying Campaign su 16.227 giovani delle scuole superiori di 5 Paesi tra cui l'Italia (al fianco di Grecia, Lituania, Bulgaria, Estonia, Lettonia). Per l'Italia, rappresentata da Telefono Azzurro, hanno partecipato oltre 5mila studenti.
L'INDAGINE
- Un'indagine che fa luce non solo sulle vittime - che, come
hanno mostrato molti casi di cronaca, affrontano una sofferenza che
può avere conseguenze estreme - ma anche sugli altri protagonisti:
bulli e testimoni. Accomunati, il più delle volte, da due
caratteristiche: basso rendimento scolastico e problemi familiari. I
fenomeni sono più frequenti - dice la ricerca - in presenza della
situazioni familiari più difficili: Le vittime di bullismo sono per
il 40,5% studenti con genitori che abusano di alcol, il 31% convivono
con familiari che in casa risolvono i conflitti con la violenza, il
23% vivono disagi economici o le conseguenze della disoccupazione di
mamma o papà. Le stesse percentuali si osservano con i bulli, anche
se sale la percentuale (44,2%) di quelli che subiscono violenze in
famiglia.
BULLI
E VITTIME SI ASSOMIGLIANO - «Bulli e vittime si
assomigliano - conferma Silvia Vegetti Finzi,
professoressa di Psicologia dinamica a Pavia -. La loro
configurazione sociale è molto simile, la differenza sta nel
temperamento. La vittima è più fragile, ma la condizione di
superiorità del bullo è in relazione solo al gruppo». Secondo la
ricerca, le prime avvisaglie di bullismo si possono riscontrare già
dalle scuole elementari. Vegetti Finzi arriva a dire «dalla scuola
materna». Si tratta di bambini «che prevaricano gli altri - spiega
- con la loro vitalità corporea. Ma anche in quel caso le vittime
soffrono, vivono nel terrore e gli educatori devono stare attenti».
«Negli
ultimi anni sono cresciute le segnalazioni - sostiene Ernesto
Caffo,
presidente di Sos telefono Azzurro - soprattutto dopo l'esplosione
del cyber-bullismo». Il presidente, ordinario di Neuropsichiatria
infantile all’Università di Bologna, ha presentato a Milano la
campagna europea antibullismo, che si avvale anche di un video..
Continua ancora Caffo «ci rapportiamo con la scuola, puntiamo a
formare gli insegnanti, lavoriamo molto anche con i progetti europei
perché i problemi di bambini e adolescenti del continente sono molto
simili anche se nei paesi del Sud Europa il bullismo è presente in
misura minore che nel Nord. Quello cui dobbiamo puntare è alla
creazione di una rete capace di cogliere le prime difficoltà e
offrire le prime risposte».
PREVENZIONE
- «In certi casi occorre intervenire in modo mirato anche
con la famiglia. L'intervento più efficace è la prevenzione, magari
anche attraverso i pediatri» ha aggiunto Caffo. Mentre Vegetti Finzi
ha sottolineato che «occorre distinguere: il bullo è qualcuno che
fa qualcosa di violento, non è un violento. Occorre lavorare sulle
sue positività».
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